Per quanto
riguarda il suo periodo italiano, in questi ultimi anni, sono state
fatte alcune scoperte fondamentali. Così un'Indovina datata del
1617 è stata trovata nelle riserve della Galleria Nazionale di Roma.
Bisogna, come lo sottolinea Pierre Rosenberg, rivedere tutta la
cronologia di Vouet in Italia, in particolare grazie a diversi quadri
inediti o mai mostrati. Sono apparsi inoltre alcuni disegni che
mostrano anche che Vouet non soccombette mai totalmente alla tecnica
della pittura diretta del Caravaggio.
Occorre ricordare il posto preponderante di Vouet a Rome,
allora capitale incontestata delle arti, che attira gli artisti di
tutta Europa. Durante il pontificato del papa Urbano VIII Barberini,
Vouet diventa uno dei principali pittori della città eterna e capofila
dell’importante colonia francese. Eletto principe dell’Accademia di San
Luca nel 1624, viene incaricato di un ordinazione prestigiosa per San
Pietro: un'Adorazione
della Croce e dei simboli della Passione per servire da decorazione
alla Pietà di Michelangelo.
Dopo essere stato un caravaggesco eterodosso perché troppo seducente,
pone la supremazia di una pittura chiara, «prebarocca». I suoi successi
spingono Louis XIII a chiamarlo, per essere il suo pittore favorito.
Dopo quindici anni fecondi in Italia dove è sposato con una romana,
Virginia da Vezzi, Vouet apre a Parigi un altro capitolo della sua
gloriosa carriera, parallelamente a quella di Rubens.
Il raduno di queste opere permetterà di aggiungere alcune basi
essenziali per la conoscenza del pittore. Ma si tratterà anche di un
vero festino estetico, di festose scene di genere con virtuosi episodi
religiosi.